Gruppi Archeologici della Campania



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La fornace etrusca di s.prisco

A cura del G.A.Casertano
francesco saverio gualtieri

Il sito si trova presso l’Alveo Marotta, a nord-est dell’antica Capua, al confine tra i comuni di S.Maria C.V. e San
Prisco. Negli anni’80, la zona fu interessata da scavi che portarono alla luce i resti di un abitato arcaico del 6° sec. a.C.,
disturbato da una necropoli sannita nel 4° sec. a.C. ed infine danneggiato dall’impianto di cave di pozzolana in epoca romana. La fornace si trova a nord dell’abitato e viene definita etrusca perché attiva nella fase di occupazione etrusca a Capua tra il 6° e il 5° sec. a.C. Presenta una forma rettangolare e misura 3,80x 30 m

La camera di combustione è caratterizzata da un muro assiale che sorregge traverse di mattoni crudi rivestiti di fango, collegati tra loro in orizzontale da alcuni elementi cilindrici. Per l’impianto ricorda molto le fornaci arcaiche di Lavinio, Locri, Orvieto e Cerveteri. A nord della fornace c’è un sistema di canali a pareti svasate, tagliati nel terreno, di cui due sono orientati nord-sud e sono collegati ad un terzo orientato est-ovest, la cui funzione non è chiara, ma forse riconducibile alla fornace. Gli scarti di lavorazione rinvenuti all’interno dei canali proverebbero che essa era usata soprattutto per la cottura di tegoli piani. Tra i reperti ceramici rinvenuti ci sono vasi in bucchero, antefisse, colonnine e ceramica greca d’importazione che consente di datare l’abbandono della zona tra il 480-470 a.C., in seguito ad una nuova definizione dello spazio urbano al momento della costruzione della cinta muraria.

La storia delle fornaci

Fin dalla preistoria, l’uomo ha capito che gli oggetti cotti ad alta temperatura diventavano duri, indeformabili e resistenti all’acqua. All’inizio i vasi ed altri manufatti erano cotti in semplici fosse scavate nel terreno all’aria aperta, ma era un processo che richiedeva molto tempo, così per necessità pratiche furono inventate le fornaci, strutture permanenti destinate essenzialmente alla cottura dei manufatti. Esse potevano avere una forma tonda o quadrata e due tipi di basi, orizzontale e verticale. Il tipo orrizontale, diffuso soprattutto in Oriente, era caratterizzato da una camera di combustione, contenente appunto il combustibile, seguita dalla camera di cottura e dalla canna fumaria. Il tipo verticale, usato più comunemente, era dotato della camera di combustione preceduta da un corridoi di accesso detto praefurnium e costruita sotto la camera di cottura, da cui era divisa da un piano con fori che consentivano il passaggio del calore. La parte alta della fornace poteva essere coperta da un tetto temporaneo che veniva distrutto alla fine della cottura per estrarre i manufatti oppure da un tetto permanente in mattoni. Le fornaci erano generalmente di proprietà comune ed erano usate da parecchi artigiani che generalmente stabilivano le loro officine nello stesso quartiere.



Ultima modifica: 18/05/2006, 23.04.23 webmaster: Antonio Sarracco G.A.Calatino Maddaloni