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Dalla
Tabula Peutingeriana
La
Tabula è un'antica carta per itinerari militari in
uso nel periodo di massima espansione romana ed indica luoghi che
per la loro importanza non potevano essere ignorati. Venne
pubblicata per la prima volta nel 1598 da Conrad Pcutinger, da
cui prese il nome, ed è ritenuta copia medioevale di una
carta dell'età imperiale. Sembra che essa abbia avuto
origine dal rilievi topografici dell'orbis pictus di
Agrippa e fu periodicamente aggiornata nei secoli successivi fino
a diventare carta topografica in uso militare con l'imperatore
Caracalla.

Nella raffigurazione
della Campania sulla Tabula Peutingeriana viene indicato,
lungo la via consolare Popilia, a cinque miglia da Nola ed
a nove da Nocera, un edificio a pianta quadrangolare racchiudente
al centro uno spazio scoperto con la denominazione di adTEGLANUM.
Questi disegni di solito erano utilizzati per indicare terme,
fori, ville, città, mentre quelli della Tabula sono
definiti aquae perché, nella maggioranza dei casi,
il nome ad essi collegato contiene la parola Aqua o
Aquae. La via Popilia, come dimostrato da una
lapide scoperta a Polla nel Vallo di Diano, collegava Reggio
Calabria con la Lucania e, passando per Nocera e Nola, giungeva a
Capua dove si congiungeva con la via Appia. Molti studiosi
sostengono che fu realizzata dal console P. Popillio Lenate, da
cui prese il nome, negli ultimi tempi della Repubblica, mentre il
rinvenimento di un cippo miliare romano nel 1953 in Calabria ha
indirizzato altri ad ipotizzare che la strada fosse stata
realizzata da T. Annio Rufo, console nel 128 a.C. La
presenza sulla Tabula delle città di Pompei,
Ercolano ed Oplonti, sommerse dal Vesuvio nella spaventosa
eruzione del 79 d.C., dimostra che il toponimo "adTEGLANUM"
era conosciuto già prima di tale data (cfr. Tav.
1). La distanza in miglia romane di adTEGLANUM da Nola e
da Nocera dimostra inequivocabilmente che la stazione debba
localizzarsi nel territorio di Palma Campania forse in località
Toppa di Ajello: a 5 miglia, pari a circa 7,4 km., da Nola e a 9
miglia, pari a circa 13,3 km., da Nocera. L'assenza di
citazioni letterarie, storiche e geografiche dell'epoca e di un
toponimo simile che ne tramandi il ricordo nella tradizione
popolare rendono più difficile la risoluzione del
problema. Anche i dati relativi al recupero di preesistenze
archeologiche non sono sufficienti a risolvere l'incognita del
rapporto tra la stazione della Tabula ed il territorio di
Palma. Pure in passato questo enigma ha acceso numerose dispute
nel tentativo di giustificare la presenza di
adTEGLANUM. L'Holstein, ad esempio, identificando "la
vignetta" come luogo di ristoro con presenza di terme,
propose di modificare la denominazione in "ad-teglarium"
"ad-tegularium", supponendo che la costruzione in
esame avesse preso il nome da qualche industria di tegole
esistente nel paraggi. Il Corcia concordò con tale tesi
ed avanzò l'ipotesi che l'attuale Palma fosse stata
originata proprio dalle abitazioni costruite intorno alla stazione
di epoca romana. Il Desjardins pose dei dubbi sulla reale
denominazione di "ad-Teglanum" in "ad-Tegulanum"
e prefe@i definire tale vignetta come centro abitato anziché
come stazione, poiché l'edificio raffigurato con due
garitte gialle a tetto acuto sul frontespizio, sta ad indicare di
solito nella Tabula Peutingeriana la localizzazione di
città note, anche se con disegno di dimensioni più
piccole. Tra gli accademici ercolanesi partecipò alla
disputa il Rosini, a seguito della scoperta di una lapide nella
Chiesa di S. Giovanni Maggiore a Cuma:
A.
VERATIO A. L SEVERIANO EQUITI ROM. CUR. REIP.
TEGIANENSJUM.
Il Rosini identificò
la Repubblica Tegianense di questa lapide nel Teglanum della
Tabula. A suo dire, adTEGLANUM doveva leggersi
adTeglanum, perché la preposizione ad indicava
che la città di Teglanum era ubicata nelle vicinanze
della stazione ed era da ricercarsi nell'attuale territorio di
Palma. Affermava, inoltre, che Teglanum doveva
leggersi Tegianum, come riportato sull'epigrafe di Verazio
Severiano a Cuma, e che la scomparsa della città fosse
stata causata da una catastrofica eruzione vesuviana, senza alcuna
possibilità di essere riportata alla luce. Questa
posizione fu avversata da numerosi studiosi fra cui l'Holstein ed
il Mommsen, i quali, pur ammettendo la presenza di una stazione
denominata ad-Teglanum in Campania, preferirono riferire la
"Res Publica Tegianensium " dell'epigrafe Cumana
a Tegianum in Lucania. Antonio Sogliano, nel corso degli
scavi della Casa dei Vetti a Pompei, nel 1897, si interessò
di adTEGLANUM per la scoperta di un'epigrafe, in lettere
rosse corsive, sul muro orientale della Domus Vettiorum:
IUDICIS. AUG
FELIC PUTEOLOS. ANTIUM
TEGEANO.
POMPEIOS. HAE. SUNT. VERAE. COLONIAE
Il Sogliano ritenne,
dal confronto con altre iscrizioni e da riferimenti storici, che
l'epigrafe si riferisse ad una concessione resa da Nerone alle
città elencate; sia alle più famose Pozzuoli ed
Anzio che alle più piccole Tegeano e
Pompeios. Si può credere, quindi, che queste
due piccole città fossero alla pari con le altre due città
campane: l'una Anzio, soggiorno favoríto dei romani più
facoltosi, l'altra, Pozzuoli, grande centro commerciale. Tegeano
nell'iscrizione sta per Tegeanom, lingua osca, perché
anche le altre città si trovano in accusativo. Il
Sogliano non ebbe difficoltà ad identificare Tegeano con
l'adTEGLANUM della Tabula Peutingeriana, accettando
le conclusioni del Rosini sull'epigrafe di Verazio Severiano a
Cuma e sostenendo che molto probabilmente sulla Tabula fosse
avvenuto uno scambio tra la E corsiva e la L. Egli,
inoltre, avvalorò questa ipotesi perché, mentre
erano noti i rapporti tra l'imperatore Nerone e la Campania, non
si conoscevano, invece, analoghi contatti con la Lucania. Dopo
tante ipotesi il problema dell'identificazione di adTEGLANUM
della Tabula con l'attuale Palma è ancora
insoluto perché, nonostante gli ultimi numerosi
rinvenimenti archeologici sul territorio, non è stato
scoperto niente di determinante per la soluzione del "mistero".
Resta, comunque, la testimonianza della Tabula, che se è
inconfutabile per le località maggiori e famose, dovrebbe
esserlo altrettanto per quelle meno note, anzi ne attesterebbe
inequivocabilmente l'esistenza.
Il Della Corte riferisce di aver
esaminato a Castello di Palma dei bolli figulini, raccolti dal
professor Caliendo, tra cui un frammento di tegola con un bollo
dalla contrada Pestelloni
(A.) APPUL(EI)
HILARION(IS)
in lettere rilevate,
incorniciate in un rettangolo, cfr. C.I.L.,X8047, 3 (dolium);
un bollo su tegola
rinvenuto in località Monte Fora:
C.APPEI/NEREI
in un rettangolo a
lettere rilevate. La stessa iscrizione, come appartenente ad un
orlo di un dolium smisurato, viene riportata dal Remondini (De
Nolana..., III, 584), senza darne la provenienza. Nella stessa
località Monte Fora tra il 1920 ed il 1924 vennero
scoperti i resti di una villa rustica di epoca romana con ambienti
pavimentati in coccio pesto, una statuetta in terracotta di un
vecchio con barba e mantello, un unguentario di vetro, i bolli
figulini riferiti dal Della Corte e frammenti di
intonaco. Successivamente, nel giugno del 1953, nello stesso
luogo a cura del dottor Onorato della Soprintendenza Archeologica,
si eseguirono dei saggi che portarono alla luce un nuovo ambiente
e strutture murarie con frammenti di intonaco in colore rosso
pompeiano e frammenti di una cornice di stucco decorata con
motivi a palmette.
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