Gruppi Archeologici della Campania



Gruppi Archeologici d'Italia – volontariato per la tutela e la valorizzazione dei BB.CC.

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GRUPPO ARCHEOLOGICO
TERRA DI PALMA


Archeologia in “Terra di Palma”:


Il dato archeologico più eccezionale emerso dagli scavi del 1972, oltre all'individuazione della necropoli preromana, fu la sorprendente scoperta di un ricco paleosuolo, risalente all'ultima fase dell'Età del Bronzo Antico ( 1800-1600 a.C.), che, per le condizioni di completa emergenza in cui si operava, all'inizio passò inosservata. Infatti, durante il recupero del 1972, il D'Amore fece approfondire casualmente lo scavo al di sotto del piano di posa delle tombe 10 e 19 con una pala meccanica e, a contatto con la parte inferiore delle Pomici di Avellino, venne alla luce uno strato scuro di cenere e sabbia con residui di legno combusto e vasellame bruciacchiato.Il merito dell'attribuzione di questi rinvenimento ad una fase culturale ben definita del Bronzo Antico va a Claude Albore Livadie, alla quale si auspica che Palma Campania possa, al più presto, riconoscere la cittadinanza onoraria. La ricercatrice francese visitò i luoghi per la prima volta nel 1977 e scoprì che il materiale recuperato ad una profondità di circa 60 cm. dal piano di posa delle tombe era a contatto del paleosuolo dell'Età del Bronzo Antico e che la presenza notevole di vasellame e di legno combusto testimoniava che i reperti appartenevano ad una capanna distrutta dall'eruzione pliniana delle Pomici di Avellino. Infatti, furono scoperti, in uno spazio di circa venti metri quadrati, 135 vasi tutti disposti a gruppi omogenei ed accostati fra di loro in modo capovolto o impilati, quasi tutti in perfetto stato di conservazione. Molti vasi erano anneriti per la intensa esposizione alle fiamme ed alcuni si presentavano deformati o vetrificati dal calore, e, aspetto significativo, non erano stati mai utilizzati. Il sito di recupero molto circoscritto, la presenza di strutture combuste di una capanna, l'elevato numero di recipienti di identica fattura ed impilati o capovolti, portano la studiosa alla conclusione che il luogo fosse destinato a deposito di un vasaio, più che ad una normale abitazione.






Tra gli oggetti recuperati si contano: una sessantina di tazze carenate di elegante fattura con alte anse a nastro, di forma quasi sempre identica eco cn dimensioni variabili, solo un esemplare era decorato con un reticolo tra linee orizzontali;
- due o tre tazze su alto piede campanulato, decorato da sei file di fori triangolari e da un motivo a reticolo inciso, simile a quello delle tazze carenate;
- due sostegni per tazza a forma di clessidra, esemplari simili sono stati rinvenuti anche in altre aree della Campania;
- oltre venti piatti dal labbro a larga tesa, con ansa a nastro schiacciata sotto il labbro ed una larga ciotola emisferica.

Si rinvennero anche vasi utilizzabili per la conservazione di cibo:
- diversi dolii cordonati con presa a linguetta impostata sull'orlo regolarmente seghettato;
- nove olle biconiche a spigolo vivo, con labbro a tesa e linguetta sulla carena;
- uno solo di questi esemplari presentava una decorazione con motivo a bottoni (due dischetti rilevati con
depressioni al centro);
- un grande orcio con listello interno, usato probabilmente come "bollitoio ", due olle con labbro estroflesso;
- una grande olla ovoide biansata,
decorata con motivo a bottone sotto l'orlo.
Furono recuperate, inoltre,
- undici brocchette di varie dimensioni, di forma ovoide o globulare, con orlo regolarmente seghettato da
tacche oblique e provviste di bugnette allungate.
 Infine, insieme al materiale ceramico, furono ritrovati:
- una macina di pietra lavica; un trituratore (ciottolo ovale di arenaria), appiattito su una faccia e consumato alle estremità;
- numerosi frammenti di intonaco argilloso con tracce di incannucciatura.

Claude Albore Livadie sostiene ancora che il sito di tale rinvenimento era all'interno di una capanna o di un ambiente di una capanna molto più ampia, appartenente ad un insediamento tipo villaggio che occupava una zona molto ampia della collinetta delle Balle perché, durante successive visite, ha recuperato cocci e frammenti di vasi, simili a quelli della capanna, ad una distanza di 100 m. da questa, lungo le pareti di una cava ivi esistente.  Ciò ha avuto conferma nel 1982 dal rinvenimento, lungo le pareti della stessa cava, di una lente di battuto, sicuramente usato come pavimento di una capanna, e frammenti di vasi d'impasto (E.  Pozzi, Rivista di scienze preistoriche, XLI, 12 198788, Firenze).

Claude Albore Livadie, dall'analisi dei reperti, osserva che il vasellame è di ottima fattura, perché l'argilla utilizzata è finemente depurata e sono stati impiegati accorgimenti tecnici che dimostrano l'abilità dell'artigiano di quei luoghi.  Rileva, inoltre, che mai prima di tale recupero si erano rinvenuti tanti vasi in una zona circoscritta e di datazione certa.  Questa considerazione è un elemento determinante per la collocazione del materiale archeologico di località Balle, anzi lo pone come punto di riferimento della produzione artigianale nell'Età del Bronzo Antico nella Campania settentrionale.
La studiosa, quindi, attribuisce questo vasellame al periodo culturale della fine dei Bronzo Antico (1800-1600 a.C.), quale prodotto di un mondo economico rurale e pastorale, e lo identifica, per la prima volta nella letteratura archeologica, con il termine "facies di Palma Campania".
Diversi reperti recuperati in località Balle, appartenenti al paleosuolo del Bronzo Antico, sono stati restaurati ed esposti nella Sezione della Preistoria e Protostoria del Golfo di Napoli, allestita dal dicembre 1995 nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Dal primo rinvenimento del 1972 non si erano avuti sviluppi.  Soltanto nel settembre del 1995 sono emerse altre tracce dell'insediamento preistorico.  Anche questa volta la scoperta è collegata ai lavori di ampliamento della discarica.  Claude Albore Livadie ha collaborato con la Soprintendenza ed ha seguito i saggi preliminari alle opere di ampliamento e, per la prima volta, ha esplorato un paleosuolo del Bronzo antico ancora intatto in località Balle: ha accertato, così, la presenza di numerose orme di mucche e tracce di ruote di carri in direzione dell'insediamento preistorico, casualmente scoperto nel 1972.
E da segnalare che le ordinanze prefettizie e tutti gli atti amministrativi relativi alla discarica aperta il 5 gennaio 1996, forse per calcolata mistificazione, indicano il sito come ubicato in località Pirucchi, che è lontana, invece, circa 300 m. in linea d'aria dalla località Balle, in cui è situata la discarica.
Nel Piano di Palma si è dunque registrata la presenza di un insediamento dell'Età del Bronzo Antico che, oltre ad essere importante per la gran mole di materiale ritrovato, risulta decisivo nella comprensione di quel preciso momento storico in Campania, dove i dati raccolti in precedenza risultavano carenti sia per quantità che per certezza di datazione.
Se ne deduce che l'eruzione pliniana delle Pomici di Avellino ha distrutto buona parte degli insediamenti nella Pianura Campana e costretto i sopravvissuti a rifugiarsi ed a riaggregarsi sulle alture, determinando una frattura nella continuità dell'insediamento che, si sarebbe sviluppato più lentamente di quello precedente all'inizio dell'Età del Ferro, soprattutto sulle acropoli, come Castello, analogamente a quanto accaduto per altri siti in Campania. Tale ipotesi sarebbe avvalorata dalla presenza nella necropoli preromana in località Balle di reperti la cui datazione non va oltre il V sec. a.C.  Altro rinvenimento attribuibile al periodo del Bronzo Antico è avvenuto a Vico, località Montetto, nei primi anni ottanta, durante alcuni lavori di sbancamento: al di sotto di uno strato molto consistente di lapilli furono ritrovati due scheletri ben conservati. La totale assenza di altri reperti fece pensare ad un seppellimento recente, invece, molto probabilmente si trattava di due persone sorprese dall'eruzione delle Pomici di Avellino, analogamente a quanto accertato dagli scavi effettuati in località La Vigna di S. Paolo Belsito. Si ha notizia, infine, di diverse suppellettili, simili a quelle di località Balle, rinvenute durante i lavori per la realizzazione del campo containers in via U. De Fazio, località Jerola, nel periodo postsisma del 1980. I reperti erano tutti a contatto con la parte inferiore di un consistente strato di pomici grigie e bianche e vennero occultati dalle maestranze che eseguirono i lavori di scavo.

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Ultima modifica: 13/11/2004, 10.48.55 webmaster: Antonio Sarracco G.A.Calatino Maddaloni