Gruppi Archeologici della Campania



Gruppi Archeologici d'Italia – volontariato per la tutela e la valorizzazione dei BB.CC.

Spazio web a cura del Comitato Regionale della Campania dei Gruppi Archeologici d'Italia O.N.L.U.S.

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GRUPPO ARCHEOLOGICO
TERRA DI PALMA


La necropoli preromana



All’inizio del mese di gennaio del 1972, durante i lavori per la costruzione dell’autostrada Caserta-Salerno, furono portati alla luce due lastroni di tufo in località Balle nel territorio di Palma, a confine con S. Gennaro Vesuviano.

Ciò avvenne alla presenza di alcuni contadini che, constatata la volontà di alcuni operai di occultare il rinvenimento, denunciarono l’episodio ai VV. UU. Ed ai Carabinieri ed in breve tempo la notizia si diffuse tra la popolazione di Palma e S. Gennaro Vesuviano. Nella stessa giornata gruppi spontanei di studenti, contadini, curiosi accorsero sul luogo ed impedirono il prosieguo dei lavori. Alcuni universitari contattarono personalmente il prof. De Franciscis, all’epoca Soprintendente alle Antichità, il quale dispose per il mattino successivo la presenza a Palma dell’ispettore Luigi D’Amore. Iniziò così in modo piuttosto improvvisato il recupero del materiale archeologico. I lavori proseguirono fino al 16 febbraio, seguiti con interesse dai cittadini, la cui presenza scongiurò l’occultamento della necropoli.





Le operazioni di scavo portarono alla luce cinque tombe a cassa di tufo grigio, in cui furono recuperati diversi vasi a figure rosse e due cinturoni di bronzo. Le tombe, del tipo ad in7mazione, erano poste a circa cinque metri dal piano di campagna originario ed una sola di esse era intonacata all’interno e sobriamente decorata nella parte superiore dei quattro lati con festoni rossi. Purtroppo tale tomba in breve tempo si danneggiò irreparabilmente  a contatto con la luce naturale.




Tra i reperti notevole importanza assumono i due cinturoni in bronzo di semplice fabbricazione, molto diffusi in area sannitica e lucana, ed i vasi a figure rosse con  motivo ad onda databili verso la seconda metà del IV secolo a.C., di chiara influenza apula. Dopo tale scoperta i lavori furono sospesi a causa delle cattive condizioni metereologiche, per riprendere dopo alcuni giorni, e continuarono fino al 24 febbraio. In questo periodo furono recuperate altre 22 tombe, sempre del tipo ad inumazione, di cui 6 a cappuccina e 16 a cassa di tufo e travertino. Il materiale ritrovato, rappresentante il corredo funerario delle varie tombe fu notevole per quantità ed importanza: anforette in terracotta decorate con minuta filetattura a rete, piatti, kylix, anellini, fibule, coppe, ariballoi, lekytos, maschere ecc..

La fortuna volle che solo dopo il furto fossero recuperate in perfetto stato di conservazione 2 oinochoai finemente decorate di vetro blu. In seguito l’immensa voragine creatasi venne destinata a discarica abusiva di rifiuti.

Nel settembre del 1995, nel sistemare ancora a discarica un fosso scavato abusivamente nel 1993 e sottoposto a sequestro conservativo, a circa 150 metri in direzione ovest delle tombe del 1972, grazie all’intervento del dott. Giuseppe Vecchio, ispettore di zona dei beni archeologici, si sono recuperate 10 tombe ad inumazione sia in lastre di tufo che a cappuccina e 14 sepolture del tipo ad incinerazione con relativo corredo funerario. E’ evidente che l’intera area a quadrilatero, tra via Cupa Miano, via Toriello, via Ponte di Napoli e via Vicinale Novesche, ospita un’estesissima necropoli. Dalla datazione dei corredi fino ad ora recuperati, si può affermare che è stata attiva ininterrottamente dal V secolo a.C. fino al II secolo a.C.. In questi scavi del settembre 1995oltre alla tombe sono venuti alla luce ambienti di una costruzione rurale e carcasse di mucche ricoperte da uno strato di pomici e cenere. Dall’esame stratigrafico l’edificio risulta situato sul paleosuolo del 79 d.C. e seppellito dall’eruzione del 472 d.C..


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Ultima modifica: 13/11/2004, 10.49.23 webmaster: Antonio Sarracco G.A.Calatino Maddaloni